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I Volontari della Stazione FS

Qui Boscoreale, dove la Stazione è un treno in corsa. Trasporta cultura, aggregazione e umanità.

di Ezio Petrillo

Quando i miracoli li fanno gli uomini. Si potrebbe sintetizzare in questo modo la storia del recupero dei locali abbandonati della vecchia stazione FS di Boscoreale, 25 minuti a sud di Napoli, a qualche chilometro dal mare, col Vesuvio lì a due passi, ad imporsi sullo sguardo. Siamo in un territorio dove la lotta tra chi soffia sul vento del degrado e dell’incuria e chi, invece, resiste, è praticamente quotidiana. L’interesse collettivo, e con esso, la logica dell’utilizzo degli spazi da adibire ad uso sociale, vengono continuamente scavalcate da fini “superiori” che convergono verso un uso privato anche della cosa pubblica. Questa è d’altronde la benzina migliore per alimentare il fuoco dello spreco. Una sorta di “patologia” che fortunatamente non ha attecchito i corpi, le menti e le anime dei volontari de “La Stazione”. Un’associazione culturale che da quando ha avuto in comodato d’uso gratuito da RFI, i locali dell’ex stazione FS alle falde del Vesuvio, (Settembre 2008) che un tempo era fermata della linea Torre Annunziata-Cancello, giorno dopo giorno sottrae cibo al mostro dell’immoralità e dell’amoralità. Dopo più di 7 anni sembra quasi facile parlarne e mostrare al mondo il risultato finale di una vera e propria opera di bonifica ambientale ma soprattutto sociale.

Eventi, cineforum, corsi di formazione, dibattiti, serate musicali rappresentano il fulcro delle attività  dell’associazione. Ma i segni della battaglia di chi ci ha creduto e ha resistito lungo questi anni restano “sul campo”. Le foto dei locali pieni zeppi di siringhe, dei binari sovrastati da un cumulo di rovi ed erbacce, dell’immondizia sul piazzale antistante, per non parlare dei vari atti contrari subiti nel tempo. Scritte di minacce sui muri, furti, tentativi di scasso, blitz ai limiti dell’intimidazione delle forze dell’ordine, atteggiamenti ambigui dell’amministrazione comunale, e una partecipazione non sempre attiva degli abitanti di Boscoreale, talvolta più preoccupati di essere “disturbati” da qualche ora di musica in più, rispetto alla minaccia concreta, ad esempio, di sversamenti di rifiuti illegali e non, nella zona del parco Nazionale del Vesuvio. Tutti elementi destabilizzanti che però non hanno scalfito la resistenza di chi ha sempre creduto nella forza dell’aggregazione sociale e soprattutto dell’immaginazione, come tra l’altro testimonia il murales sulla parete dei locali che si affacciano dove un tempo c’erano i binari. Un lungo treno in corsa che, invece di “sbuffare” fumi di carbone, produce mondi possibili, nuovi, inesplorati. Scenari che possono nascere solo nella mente di chi ancora sogna. Mettetevi comodi. Questa è una storia di un treno partito da molto molto lontano.

 Un po’ di storia.

Tutto inizia nel mese di febbraio del 2008, quando il presidente di una piccola associazione di volontariato, denominata Stella Cometa, con sede nel comune di Boscoreale, scrive alla Direzione di RFI di Napoli, chiedendo la concessione in comodato d’uso dei locali della vecchia stazione FS di Boscoreale che è situata sulla linea ferroviaria  Cancello – Torre Annunziata chiusa all’esercizio dal 2005.

Il Direttore convoca il richiedente per informarsi sulle attività che dovrebbero svolgersi nei locali.

Il progetto socio-culturale dell’associazione prevede attività culturali e ricreative, destinate a persone di ogni età, attraverso l’istituzione di una piccola biblioteca, la realizzazione di una sala multimediale con alcuni pc collegati a internet, la realizzazione di una sala per la proiezione di film, per dibattiti, feste, concerti, corsi di artigianato e per ogni altra attività utile alla crescita sociale e culturale di tutta la comunità che vorrà aggregarsi intorno al progetto.

La domanda viene accolta, e in cambio di un comodato della durata di cinque anni, l’associazione dovrà farsi carico della pulizia, della ristrutturazione e della manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti i locali del Fabbricato Viaggiatori e dei bagni esterni, ai quali, un anno dopo, vanno ad aggiungersi, con le stesse modalità, i locali del fabbricatino IS.

La scena che si presenta davanti agli occhi dei primi volontari fa rabbrividire, ci sono rifiuti di ogni genere sparsi dovunque, sia all’esterno, ma anche nei locali, poiché porte e finestre sono state del tutto vandalizzate e in parte rubate.

Per terra ci sono escrementi umani e animali, centinaia di siringhe lasciate lì dai tossico-dipendenti. La situazione si presenta altrettanto precaria per quel che concerne le strutture, in particolare i solai di copertura sprovvisti del manto impermeabile e diffuse infiltrazioni di acqua piovana, presenti anche sulle pareti, poiché molti tratti di intonaco sono deteriorati.

Gli impianti idrici ed elettrici sono stati completamente vandalizzati e saccheggiati e le porte interne distrutte.

La prima tentazione è stata quella di scappare da quell’inferno di degrado strutturale e ambientale. Ancora oggi i volontari non sanno chi e che cosa ha dato loro la forza e il coraggio per intraprendere un’impresa che sembrava impossibile a tanti, e il suggerimento più ricorrente loro rivolto era che bisognava trovare dei finanziamenti per poi affidare i lavori a un’impresa di costruzioni.

Purtroppo non riuscendo a trovare nessun sostegno economico nelle Istituzioni, che puntualmente rispondevano che non era possibile dare alcun aiuto, lasciando così i volontari a lavorare con le mani nude e con le casse vuote, essi hanno provato a chiedere aiuto ad alcune imprese del settore edile.

La fortuna ha voluto che alcune di esse hanno apprezzato il loro coraggio e la bontà del progetto, e hanno garantito la realizzazione dei primi lavori.

Così, mentre le imprese provvedevano al rifacimento del manto di asfalto, i volontari iniziavano, nel mese di febbraio del 2009, il grande lavoro di pulizia e bonifica dei luoghi.

Giorno dopo giorno, il degrado e la sporcizia diminuivano e la stazione cominciava a ritornare alla civiltà.

Le difficoltà economiche sono state e sono tuttora quelle più complicate e pesanti, in quanto per ogni spesa, anche la più piccola, si è dovuto attendere anche alcuni mesi per raggiungere la somma occorrente. Le uniche entrate erano e sono il contributo volontario raccolto durante gli eventi, le quote volontarie dei soci sostenitori e i contributi raccolti nei vari corsi.

Sul web sono state sempre documentate con foto e video sia le fasi dei lavori e sia le condizioni disumane nelle quali i volontari sono stati costretti ad operare, principalmente per la presenza di sei contenitori di rifiuti davanti alle porte della stazione, che a causa dell’inciviltà di molti, erano sempre colmi ad ogni ora del giorno e della notte, con conseguente proliferare di formiche, scarafaggi e anche topi.

Tutto ciò era dovuto all’indifferenza delle Istituzioni nei confronti di questi volontari, che avevano avuto la grave colpa di rifiutarsi di rinunciare al comodato, come era stato loro richiesto da alcuni esponenti dell’Amministrazione Comunale, che evidentemente avevano altri progetti per quei locali. Prima dell’inizio dei lavori, infatti, appare emblematica la testimonianza del Presidente dell’associazione, Vincenzo Martire, che riporta di un incontro non proprio piacevole con due esponenti del consiglio comunale di Boscoreale. “Due consiglieri comunali, prima dell’inizio dei lavori, hanno voluto incontrarmi al primo piano della casa comunale, presso gli uffici di segreteria del Sindaco. E’ un momento di grande tensione, essi mi dicono tra l’altro che i locali sono stati individuati dal Comune per esigenze istituzionali e che cercheranno nel più breve tempo possibile di entrarne in possesso. Mi consigliano di non intraprendere nessuna attività di recupero di quei luoghi e di quelle strutture. Mi dicono che avrebbero cercato qualche immobile confiscato, magari in un posto lontano dal centro, da destinare ai volontari dell’associazione, dove essi avrebbero potuto dare corso alle loro iniziative socio-culturali e di aggregazione giovanile. Mi rifiuto in modo categorico e dico loro che noi abbiamo stipulato un regolare contratto di comodato con RFI e siamo intenzionati a rispettarlo, ribadendo che qualora ci avessero mandato via, avrebbero comunque trovato delle strutture in migliori condizioni. Scendendo le scale dico loro, che il giorno che ci avrebbero mandato via, quasi  certamente la comunità di Boscoreale avrebbe perso qualcosa di importante dal punto di vista sociale e culturale”.

In un contesto ambientale in cui non proprio tutti sono solidali, purtroppo si è dovuto anche constatare il menefreghismo di tutta la comunità parrocchiale nella quale l’associazione era nata ed aveva operato per alcuni anni, dando sempre tutto quello che era nelle sue possibilità, sia con il lavoro, sia con le poche risorse economiche accantonate.

Nessuno, in tutta la comunità parrocchiale, ha mai alzato un dito o ha fatto sentire la propria indignazione pur vedendo in quali condizioni disumane erano costretti ad operare i volontari, così come nessuno di essi ha mai affiancato i volontari nell’opera di bonifica di quei luoghi, e non per questo oggi alcune di queste persone non vengono accolte nei locali restituiti alla civiltà. Nonostante l’indifferenza di alcuni e il menefreghismo di altri, però, il lavoro dei volontari prosegue. Due ditte amiche offrono il loro aiuto per fornire il materiale di cui si aveva bisogno.

La prima fornisce gratuitamente i rotoli di asfalto e la seconda si accolla l’onere della posa di quell’asfalto, sempre in modo totalmente gratuito.

Senza questo primo intervento, La “Stazione” non sarebbe mai nata, poiché le casse dell’associazione sono praticamente vuote. A questo punto, avviene un altro piccolo miracolo I pochi volontari dell’associazione trovano sulla propria strada un gruppo di giovani che accolgono la sfida e si buttano a capofitto nel progetto. Parte della comunità boschese si sente coinvolta e percepisce le potenzialità di un piccolo seme di speranza sociale e culturale in un contesto di “pigrizia” istituzionale. Nei fine settimana, il sabato pomeriggio e la domenica mattina, per circa nove mesi, soprattutto i giovani della cittadina vesuviana danno tutto quello che possono, ognuno con il proprio tempo disponibile, e rimuovono tonnellate di rifiuti e calcinacci, centinaia di siringhe dei tossicodipendenti e notevoli quantità di escrementi umani ed animali.

Nel frattempo, alcuni commercianti, artigiani e semplici benefattori, credendo in quel progetto socio culturale, forniscono anch’essi un aiuto notevole. C’è chi regala dei fusti di pittura, chi rifà l’impianto idrico gratuitamente, chi fornisce gratuitamente le piastrelle del salone e paga di tasca propria gli infissi di alluminio mancanti; chi esegue l’impianto elettrico quasi gratuitamente, chi demolisce i pavimenti da sostituire e chi porta gratuitamente tonnellate di calcinacci con i propri automezzi nelle discariche autorizzate. Ognuno, in sostanza, erige un piccolo mattoncino su quello che diventerà un grande edificio di promozione socio-culturale. I giovani volontari, stante la carenza di fondi, si industriano e, prima ancora di completare i lavori, organizzano dei concerti, duranti i quali, con la distribuzione delle bevande e con la raccolta di offerte spontanee, raccolgono soldi che servono per completare i lavori e per pagare le utenze. Siamo nell’estate del 2009, e quello che sembrava un luogo abbandonato e condannato all’incuria, rivive brulicante di socialità e speranza. Nel Luglio del 2009 le prime serate di autofinanziamento per il completamento dei lavori vanno a gonfie vele. La musica, l’allegria, la festa, il buon cibo, tinge di colori nuovi uno spazio dove prima a dominare era solo il buio del degrado. Il vento sembra essere a favore, ma non si sono fatti i conti con le correnti contrarie. É il 9 Ottobre del 2009, quando un blitz improvviso dei carabinieri mentre era in corso una delle serate di sostentamento per i volontari, fa capire che le forze sul territorio non sono tutte a favore dell’associazione. In occasione di un concerto organizzato dai giovani, alle ore 22.00 circa, arrivano alla “Stazione” ben 5 volanti dei carabinieri, 12 militari in tutto, che perquisiscono i locali e controllano i documenti di tutti i giovani presenti. Non trovano nulla di irregolare, ma dicono di sospendere la festa perché il rumore dà fastidio ai residenti.

Per evitare noie con le forze dell’ordine, nonostante il rumore della musica non sia in realtà eccessivo, la serata viene sospesa con conseguente danno d’immagine di tutta l’associazione.

Le reazioni scomposte della stampa locale, all’indomani dell’episodio, sono un’ulteriore testimonianza di come un certo tipo di associazionismo libero da protezioni superiori (politiche, imprenditoriali o addiritura criminali) non viene visto di buon occhio. Nei giorni seguenti i giornali riportano l’accaduto e uno, in particolare, mette in cattiva luce l’associazione scrivendo, a torto, di  “possibile presenza di droga”. Questa notizia ferisce profondamente tutti i volontari che però non si perdono d’animo e lavorano sodo fino alla fatidica data del 22 Novembre del 2009, giorno dell’inaugurazione dei locali dell’associazione alla presenza del responsabile delle Politiche sociali del Gruppo FS. Ancora una volta, in tale occasione, i benefattori non mancano. Tutto il buffet viene offerto da alcuni esercizi commerciali: negozi di alimentari, pasticcerie e rosticcerie.

Nei mesi successivi la cittadinanza, vedendo sorgere un nuovo sole in questo piccolo grande luogo di aggregazione, partecipa in maniera più attiva e chiede di rendersi protagonista, ad esempio, attraverso l’attivazione di corsi di formazione e laboratori artigianali. Nel mese di gennaio del 2010 un gruppo di signore si avvicina alla “Stazione” e chiede di poter frequentare i locali e organizzare un laboratorio di ricamo e cucito con cadenza settimanale.

L’associazione accoglie subito le loro istanze e, da quel momento, esse diventano indispensabili, perché oltre ad apportare valori sociali e culturali, si autotassano e versando la loro piccola offerta per le spese di gestione, contribuiscono in modo significativo alla sopravvivenza dell’associazione.

Poco tempo dopo, un altro gruppo di signore mette in cantiere un corso di balli e il contributo versato finisce anch’esso interamente nelle casse dell’associazione. L’istruttrice dei balli, infatti, non prende nessun rimborso spese, così come le due istruttrici del ricamo e del cucito.

Nel corso degli anni altre attività vedono la luce: corsi di pittura, ceramica, informatica, lingua inglese, laboratori di balli, l’insegnamento di strumenti popolari, un’attività di ginnastica dolce, uno sportello di consulenza psicologica, il cineforum. Viene inoltre allestita un piccola biblioteca con libri donati da privati cittadini, mentre i ragazzi e i giovani del quartiere usufruiscono gratuitamente di un biliardino, un ping-pong e di alcuni tavoli con giochi vari.

La Stazione, oggi.

A più di sei anni di distanza dall’inaugurazione, possiamo dirlo, parliamo di un vero e proprio sogno che è diventato realtà grazie solo ed unicamente alla forza di volontà di un manipolo di cittadini, che hanno dovuto affrontare difficoltà che sembravano insormontabili tra cui l’assenza totale di risorse economiche e l’atteggiamento ostile dell’amministrazione comunale, che non ha mai consentito ai volontari della Stazione di operare in condizioni normali, né tantomeno li ha mai sostenuti. L’associazione ha inoltrato nel tempo varie richieste di aiuto concreto vista anche l’ostilità dell’amministrazione comunale dell’epoca. Varie comunicazioni sono state indirizzate alla Prefettura di Napoli, al Ministero dell’Interno, al Presidente della Repubblica e a tante altre Istituzioni.

L’unico risultato ottenuto, ad oggi, sono solo delle lettere di elogio, ma nessun aiuto concreto.

Se non si potevano, o non si volevano, mandare contributi economici ai Volontari della Stazione, magari si poteva provvedere alla fornitura di arredi o suppellettili, o quella di apparecchiature come un videoproiettore, qualche vecchio pc ancora funzionante ma non più utilizzato, o si poteva anche intervenire sull’amministrazione locale e costringerla a non ostacolare più i volontari e invece nulla.

Ciò che fa strano, in un Paese come l’Italia, è l’atteggiamento ambiguo delle istituzioni. La Stazione di Boscoreale oggi è un luogo di aggregazione sociale che, nei fatti, argina il degrado degli spazi e delle menti dei suoi concittadini, rendendosi protagonista di attività di promozione culturale, di cui, in realtà, ogni amministrazione, a tutti i livelli, dovrebbe farsi carico. In sostanza l’associazione, in questo territorio, svolge una sorta di attività di supplenza delle funzioni dello Stato, che sia esso Comune o Regione. La Stazione è diventata un simbolo scomodo per tanti politicanti, poiché oggi, in quella che era una vecchia e malandata ferrovia, alcuni cittadini temerari, facendo tanti sacrifici, hanno dimostrato che esiste ancora qualcuno che può occuparsi della gestione di un bene comune senza ricavarci nulla di personale e senza sperperare denaro pubblico. Un vero e proprio antidoto alla cultura imperante che ci vuole spreconi quando si tratta di gestire risorse pubbliche e spilorci e menefreghisti, quando a muoversi è il privato. E se c’è una realtà che è andata oltre tale stucchevole dicotomia tra pubblico e privato è proprio quella dell’associazionismo volontario, che, in un caso come quello de “la Stazione”, incarna al meglio la cultura della gestione di beni collettivi con la sagacia e l’applicazione di rigidi parametri di bilancio, in modo da riuscire, ogni anno, ad autofinanziarsi e sostenere le proprie attività. Sognare e restare umani, diventano oggi le linee guida dei volontari della “Stazione” che, consapevoli ad esempio delle difficoltà dei profughi che si trovano sul territorio vesuviano, non hanno esitato a raccogliere coperte e vestiti adeguati, per chi, venendo da altri mondi, ha l’anima lacerata dalla guerra. Una testimonianza, tra le tante, di umanità che oggi diventa fondamentale per raccogliere la sfida di chi ci vorrebbe continuamente in guerra. Il mondo per cui lottiamo passa anche da questo germoglio di speranza alle falde del Vesuvio. Basta prendersene cura.

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